domenica 2 novembre 2008

20 anni fa nasceva il primo worm

20 anni fa nasceva il primo wormIn questi giorni si celebra il 20° anniversario della comparsa di Internet Worm, conosciuto anche come Morris Wom, il primo grande worm che si è diffuso su Internet. Anche se sono passati tanti anni, e molto si sia fatto per la sicurezza, i worm rappresentano ancora una minaccia seria per gli amministratori di sistema.

Il 2 novembre 1988 Ropert Tappan Morris elaborò un software destinato a contare il numero di sistemi su Internet, infiltrandosi nelle falle dei sistemi Unix e scoprire la grandezza dell’allora rete. Ma, a causa di un errore di progettazione, il worm elaborò molti più tentativi di propagazione rispetto a quelli necessari, provocando rallentamenti in numerose macchine.

Nel corso degli anni alcuni worm sono diventati particolarmente famosi: come dimenticare Melissa e “I Love You”, Code RED, SQL Slammer, la maggior parte tutti progettati per colpire i sistemi Windows. Oggi i worm si diffondono nelle reti sociali come Facebook, attraverso messaggi che tentano di adescare gli utenti. E, anche quando i server dei social network vengono ripuliti dai codici maligni, il worm continua a fare danni sfruttando le decine di migliaia di sistemi desktop già infetti.

Via | Blogs.zdnet.com

Foto | Flickr

Un po di storia: Quando e come sono nati i virus informatici



La storia di questo fenomeno nasce con l’inizio stesso dell’informatica: Nel 1959 tre programmatori dei Bell Laboratories svilupparono “Core Wars”, un gioco in cui ognuno dei programmatori scriveva dei programmi in grado di riprodursi, nascondendoli nel computer. Ad un segnale convenuto, ogni virus cercava di riprodursi e distruggere gli altri virus. Alla fine vinceva colui che poteva vantare un maggior numero di virus riprodotti, cioè chi aveva creato il virus più potente.

Nel 1970 nasce Creeper. Si tratta di un virus creato da Bob Thomas diffuso nella rete ARPAnet. Il virus si presentava scrivendo a video “I’m creeper, catch me if you can!”. Negli anni 80 nasce il primo Cavallo di Troia. Un programmatore creò una versione di un famoso gioco chiamato Animal, che durante l’esecuzione si riproduceva andandosi a porre in tutti i sistemi collegati. Lo scopo del programmatore era di diffondere un nuovo metodo di distribuzione del software chiamato “Pervasive Release”. Quel tipo di programma prese il nome di “cavallo di Troia” per indicare che conteneva al suo interno un agente infettivo.


Nel 1985 in Italia nasce Ping Pong, un virus che simpaticamente faceva comparire sullo schermo una pallina, la quale rimbalzava producendo danni. Ping Pong proveniva dal Politecnico di Torino, nello stesso istituto universitario fu sviluppata l’utilità Devirus che individuava il codice Ping Pong e lo eliminava.

Nel 1986 viene alla luce Brain, un virus che infettava il settore di boot del floppy disk. Brain fu sviluppato in Pakistan da due fratelli, Basit e Amjad. Brain non aveva un codice dannoso, ma si limitava a riprodursi su tutti i dischetti inseriti nel lettore di un PC infetto modificandone ’etichetta con il testo “(c) Brain”.

Nel 1990 la complessità dei virus fece un passo in avanti. Furono creati, infatti, virus definiti polimorfi. Un hacker noto come Dark Avenger, distribuì il Mutation Engine; un programma che consentiva a tutti di creare virus polimorfi. L’arrivo di Windows 95 segnò un punto di svolta.
Iniziarono ad apparire i primi virus capaci di sfruttare le debolezze di questo sistema operativo. Una vera e propria rivoluzione avvenne quando si presentò una minaccia quasi del tutto inattesa: quella dei virus macro. La prima infezione di questo tipo ad entrare in libera circolazione fu Word.Concept, che usava il linguaggio di programmazione di Microsoft Word.
Siccome lo stesso linguaggio di scripting viene usato anche da altri programmi Microsoft, primo tra tutti Outlook e la sua versione gratuita Outlook Express, hanno cominciato a diffondersi virus specifici per la posta elettronica, che utilizzano questi programmi come veicolo di contagio. Sono quindi nati virus con una velocità e una vastità di diffusione mai vista prima: Melissa, I Love You e molti altri.

Software libero, open source, licenze: vediamo di capirci qualcosa (prima parte)

Un quadretto con le mascotte di alcuni software liberi

Un quadretto con le mascotte di alcuni software liberi

Tempo fa aprii la sezione “richieste“. Alcuni “aficionados” del mio blog mi hanno chiesto di spiegare per bene alcuni concetti, come software libero, open source e, in particolare, la differenza tra le diverse licenze.

Ed eccomi qui.

Iniziamo quindi dalla definizione di software libero. La definizione è stata coniata da Richard Stallman ed è composta da quattro libertà che vado prontamente a spiegare.

Libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo (libertà 0)

Questa è la libertà più semplice e, almeno all’apparenza, sembra persino inutile enunciarla. Quale programma ci impedisce di utilizzarlo per qualsiasi scopo? In realtà tantissimi.

Ad esempio, Mac OS X ha una licenza che ci impedisce di utilizzarlo per far funzionare un computer che non sia Apple. Microsoft Windows, nella versione OEM (cioè quella che troviamo preinstallata quando compriamo un PC) ha una licenza che ci impedisce di utilizzarlo su un computer diverso da quello acquistato.

Molti software gratuiti sono limitati da licenze che dicono che non possiamo usarli per “scopi commerciali”. Ovvero possiamo usarli a casa, per i nostri fatti, ma non in ufficio.

Un software libero, invece, deve dare la libertà all’utente di poterlo utilizzare davvero per qualsiasi scopo. Persino uno scopo non previsto dal programmatore o che al programmatore dispiacerebbe. La licenza non deve porre alcun limite.

Libertà di studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie necessità (libertà 1). L’accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.

Abbiamo visto in precedenza che i programmi sono scritti in certi linguaggi, chiamati “ad alto livello”, nel senso che sono simili al linguaggio umano. Viceversa il computer comprende solo linguaggio binario. Un programma (il compilatore) si occupa di tradurre il linguaggio ad alto livello in linguaggio binario (linguaggio macchina).

Per studiare come funziona il programma abbiamo quindi bisogno della sua forma primitiva, quella scritta dal programmatore. Sebbene sia possibile, con tecniche molto complesse, riuscire a capire qualcosa anche a partire dal linguaggio macchina, tuttavia questo è molto difficile. Inoltre è esplicitamente proibito da molte licenze di software proprietario.

Avendo invece il programma nel suo codice originario (detto codice sorgente), per un altro programmatore è abbastanza agevole studiare il programma e capire come funziona.

Ma questo non basta: la libertà 1 dice anche che possiamo modificarlo e adattarlo alle nostre esigenze (o pagare qualcuno per farlo). Questo significa che se voglio aggiungere una nuova funzione, oppure correggere un errore, posso farlo.

In altre parole, l’autore del programma si spoglia dell’esclusiva “proprietà” della sua opera e ci dice: ok, se il programma non ti soddisfa al 100%, miglioralo.

E’ una pratica piuttosto comune, infatti, che le aziende o gli enti paghino dei programmatori per apportare delle modifiche a programmi liberi. In questo modo, invece di commissionare un software del tutto nuovo, prendono il software che già esiste e lo adattano ai loro bisogni.

Non solo le aziende, chiaramente, ma chiunque sia capace di farlo.

Allora uno potrebbe chiedersi:

ok, ma a me che mi frega? Io non so programmare.

Vero, ma se un programma non ha una funzione che ritieni utile puoi chiedere al programmatore di inserirla (di solito con i software liberi è facile contattare il programmatore) o, se lui non lo fa, può farlo un altro utente più esperto di te, magari sul forum di supporto del programma stesso.

Per esempio, personalmente mi è capitato (sul forum di Ubuntu) di apportare una piccola modifica al driver di una scheda di rete, in modo che potesse funzionare anche su un altro modello simile. L’utente ovviamente è stato contentissimo. Ma questo è stato possibile unicamente perché quel driver era software libero, altrimenti non ci sarebbe stato modo di aiutarlo.

Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo (libertà 2).

“Non copiate Windows”. “Non mettere Photoshop su e-mule”. Questo è quello che dicono i “padroni” del software. E’ un loro diritto farlo, almeno finché per dissuadere la gente non violano qualche nostro diritto più importante.

Ma anche se è loro diritto, non è detto che sia un buon diritto. Chi fa software libero, pensa di non avere il diritto di impedire agli altri di dare via una copia del programma. Non solo perché, come Stallman, ritiene che così si aiutino gli altri, ma anche per aiutare se stesso. Più gente usa un programma, più famosi si diventa. Più gente usa un programma, più test sul suo funzionamento vengono effettuati. Più gente usa un programma, più è facile reclutare altri programmatori che possono dare una mano a correggere bug o a migliorarlo in altro modo. Insomma, è uno scambio: rinuncio a controllare le copie ma ottengo altri benefici.

Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio (libertà 3). L’accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.

Questa libertà è una sorta di fusione tra la libertà 1 e la libertà 2. Non solo ho la possibilità di migliorare il programma per me stesso, non solo posso ridistribuire copie del programma, ma posso distribuire anche le migliorie che ho apportato, in modo che altri ne traggano beneficio.

Attenzione: è una libertà, non un obbligo. La licenza non mi deve obbligare a dare in giro le mie modifiche se non voglio farlo. Neppure mi deve obbligare a comunicarle all’autore originale. Questo perché se l’autore muore, oppure se cambia indirizzo e-mail, la libertà 3 muore con lui. Invece questa libertà deve rimanere.

E’ la libertà sulla quale si basa il modello di sviluppo comunitario del software libero. Io faccio una modifica, la rendo pubblica, altri la provano, magari migliorano ulteriormente la mia modifica e io stesso posso così usare un programma ancora migliore.

Anche se non sono obbligato a farlo, nella maggioranza dei casi conviene comunque ridistribuire le modifiche che ho fatto ad un programma. Aiutarsi l’un l’altro, insomma, è conveniente.

Attenzione: molti confondono “free software” con software “gratis”, poiché “free” in inglese vuol dire sia gratuito che libero. Ma quando parliamo di “free software” intendiamo il software libero, mentre quello semplicemente gratis si dice “freeware”.

Bene, la prossima volta analizzeremo le diverse licenze che attuano questi principii. Noteremo che esistono licenze anche molto diverse tra loro, che producono effetti sugli utenti e sulla comunità del software molto differenti.

Università: vittoria parziale del movimento?

Paolo Bonaiuti smentisce che ci sia un ripensamento del governo. La riforma Gelmini dell’Università che presentiamo nell’articolo qui sotto va avanti

gelmini_stop.pngSilvio Berlusconi starebbe pensando di imbrigliare Mariastella Gelmini e frenare sulla Riforma che sarebbe stata approvata per Decreto Legge la prossima settimana? E’ quanto si evince dal servizio di SkyTg24 qui sopra e dal pezzo di Claudio Tito a p. 7 di “Repubblica” di oggi (richiamo in prima). Riguarda la riforma annunciata in settimana dalla Gelmini e che sarebbe stata cotta e mangiata convertendola in DL nel prossimo Consiglio dei Ministri (con cosette di poco conto come l’abolizione del valore legale del titolo di studio). Sarebbe una prima vittoria parziale dell’ONDA, il movimento studentesco che ha preso forza in questi giorni fino a preoccupare un governo che fa della gestione mediatica del consenso un aspetto fondamentale.

Secondo le indiscrezioni vi sarebbe stato un rinvio a momenti migliori dettato proprio da Silvio Berlusconi (con il parere decisivo di Gianfranco Fini che avrebbe insistito in merito) per evitare una temuta saldatura definitiva tra scuola e università. Fino a metà settimana proprio Berlusconi dichiarava di non temere l’autunno caldo tanto da appoggiare l’annuncio della riforma da parte della Gelmini. Il rallentamento invece sarebbe un inizio di delegittimazione del gruppo dei talebani di Forza Italia, di Mariastella Gelmini, che finora aveva avuto campo libero, ma in misura minore anche di Renato Brunetta e perfino di Giulio Tremonti.

Saranno le prossime ore a dirci se quest’indiscrezione sarà confermata o se il governo sceglierà di nuovo lo scontro frontale sull’Università che viene vista come un ridotto della sinistra sul quale esercitare politiche dure guadagnando consenso facile nell’opinione pubblica di riferimento.

Ma in cosa consisteva (o consisterà) la Riforma che avrebbe inciso durissimamente sulla vita delle Università pubbliche dopo i tagli economici già passati con la Legge 133? I contorni sono chiarissimi:

1) Fine del valore legale del titolo di studi. E’ una riforma di portata storica e di valore amplissimo, che, comunque la si pensi, non può essere certo approvata per decreto ma con un intenso dibattito nel paese.

Nonostante nei prossimi anni si terranno un numero limitatissimo di concorsi in tutte le pubbliche amministrazioni, locali e nazionali, immediatamente il valore delle lauree del 70-80% degli atenei calerà e quelle del resto crescerà. Alcune Università o Facoltà di sedi periferiche saranno immediatamente frequentate solo da chi non si può permettere alternative e saranno ridotte, se sopravviveranno, all’inedia, senza più alcuna possibilità di fare ricerca scientifica. Quelle che non avranno i numeri saranno brutalmente chiuse.

E’ un cambio di paradigma enorme tutto interno al campo neoliberale. Meno di dieci anni fa era proprio la CONFINDUSTRIA che teorizzava il raddoppio delle Università del paese fino a 200 (oggi sono meno di 100) proprio per legarle al territorio e al mondo del lavoro. Adesso il mondo delle Università che la proliferazione di sedi periferiche e spesso improbabili voluto da Confindustria ha dovuto subire, paga le conseguenze.

Fatto sta che l’ammissione ad atenei che verranno considerati di Serie A sarà richiestissima da chi potrà pagare (già la 133 riduce del 60% i fondi destinati al diritto costituzionale allo studio dei capaci e meritevoli) e innescherà un circolo virtuoso (sic) che renderà conveniente ai privati investire o addirittura acquistarle. Voci ripetute vedono già il Monte dei Paschi pronto ad acquistare la plurisecolare Università di Siena. Un esperimento pilota proprio nel cuore della Toscana.

2) Proprio per favorire le privatizzazioni ci saranno importanti agevolazioni fiscali (i teorici dell’economia indicano nelle agevolazioni la forma meno vistosa di privatizzare) ma soprattutto le Università fondazioni erediteranno a costo zero del patrimonio immobiliare delle stesse, una regalia per miliardi di Euro a chi privatizzerà. Come per l’Alitalia e in mille altri casi, anche la privatizzazione delle università in Italia avverrà a spese dell’erario pubblico e corrisponderà al primo comandamento del nostro capitalismo: “privatizzazione degli utili, socializzazione dei costi e delle perdite”.

3) Blocco immediato totale degli attuali concorsi, anche di quelli banditi nel 2007 e 2008. Quando i concorsi riformati riprenderanno nessuno di questi comporterà posti di lavoro a tempo indeterminato. Ciò varrà anche per le progressioni di carriera. E’ una misura unica al mondo che priva in maniera punitiva e ricattatoria il mondo della ricerca italiana di qualunque sicurezza lavorativa. Nonostante le rampanti campagne di disinformazione siete proprio sicuri che un ricercatore a 1.200 euro al mese sia il laido membro di una casta da colpire come viene descritto dai media?

4) GREMBIULATA! Come per il 5 in condotta o il grembiule alle elementari, il tutto sarà nascosto dietro una misura demagogica particolarmente facile per l’opinione pubblica: l’impedimento a parenti di docenti a partecipare a concorsi nelle stesse sedi. Nonostante il nepotismo sia una piaga da sanare nell’Università italiana, in ogni caso non più del 2-3% dei concorsi “orientati” riguarda parenti di cosiddetti “baroni”. Solo una strutturale riforma dei concorsi, ma soprattutto l’immissione di forze fresche nel mondo universitario, potrebbe migliorare le cose. Ovviamente non se ne fa parola. Di nuovo, come per la 133 non vi è alcuna misura costruttiva ma solo distruttiva.

Tutto questo sarebbe (stato) approvato per decreto legge la prossima settimana in consiglio dei ministri. Ma adesso Silvio Berlusconi avrebbe frenato. Se confermata la cosa sarebbe un primo straordinario successo del movimento degli studenti e dei docenti e vedremo se si aprirà la possibilità di dialogare o inizierà una drôle de guerre con il governo in attesa del momento migliore per la stoccata.

A questo punto si conferma l’idea che il bruttissimo pezzo di Raffaello Masci a p. 5 de “La Stampa” di giovedì (quello dei baronetti…) sia stata una volontaria fuga di notizie (una specie di Lago della Duchessa?). Chi scrive ha condotto una piccola inchiesta giovedì scorso che consente con buona approssimazione di supporre che i toni gratuitamente offensivi in un articolo che era una sorta di scoop e in un quotidiano che non è né “Libero” né “il Giornale” fossero proprio una maniera di usare “La Stampa” per testare le reazioni del mondo universitario.

Cosa succederà ora? Senza la presentazione della riforma, che avrebbe indubbiamente rafforzato le proteste, qual’è il destino delle stesse? E qual’è il destino dell’Università? Il governo, con ancora 4 anni e mezzo di mandato davanti, può permettersi di aspettare e giocare con l’Università come il gatto col topo. Magari, come per la 133, per approvarla il 6 d’agosto, quando il movimento sarà di nuovo al mare. In fondo, Mariastella, che fretta c’è?

tratto da www.gennarocarotenuto.it

1 novembre 2008

sabato 1 novembre 2008

Geni!

Limousine Selection

How many of you have had the luxury of sitting in a limousine? Sadly, not me. The first limo was actually built in 1902 but the first ‘Stretch Limousine’ was manufactured in Fort Smith, Arkansas around 1928. Ok, enough of the short history lesson, here are some interesting limo pics. Boy, I wouldn’t mind owning some of these!

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giovedì 30 ottobre 2008

Ubuntu a 360° I migliori programmi… Audio e Musica: I player audio (parte I)

Un saluto a tutti. Proprio ieri abbiamo messo online l’ebook della serie Ubuntu a 360° riguardante l’educazione e già da oggi siamo al lavoro per far orientare meglio i nostri lettori nel campo che risponde al nome di “Musica e Audio”. Tratteremo dunque tutti i programmi utili a vivere la Musica nel migliore dei modi. Analizzeremo i programmi che servono per modificarla, crearla, ascoltarla e condividerla. Come al solito tutti i programmi che verranno presi in esame nella sezione Audio verranno corredati da guide di installazione e ulteriori risorse Web. Che abbia inizio una nuovo viaggio nel mondo dei migliori programmi Audio per Ubuntu.

In questo primo articolo analizzeremo i migliori player audio esistenti. Vi anticipo che abbiamo installato e provato 23 player audio. Molti non hanno superato i nostri test che si basano soprattutto su quattro fattori: facilità di installazione, bellezza estetica, semplicità d’uso, stabilità e funzionalità.

Amarok

Chi non lo conosce? Nessuno! Ok allora andiamo avanti!
Eh eh! Scherzo! Amarok è da molti considerato il migliore player audio di tutto il mondo informatico! Si lascia installare anche su Gnome ma è pensato per integrarsi al meglio con Kde e questo è l’unico neo che riescono a vedere anche gli gnomisti più convinti. Di materiale e informazioni in giro su Amarok ce n’è ovunque ma in questo caso farò uno strappo alla regola e dedicherò qualche riga in più anche ad un’applicazione conosciutissima.

Le principali caratteristiche di Amarok sono:

  • Il download automatico delle cover dei CD audio da Amazon
  • Un’utilissima procedura di configurazione al primo avvio.
  • Dissolvenze audio con GStreamer, Xine e aRts.
  • Schemi di colori configurabili.
  • Possibilità di modificare il browser interno con i CSS.

  • Possibilità di etichettare la musica (anche in massa) con MusicBrainz.
  • Possibilità di usare SQLite3, MySQL e PostgreSQL come database.
  • Un avanzatissimo navigatore delle playlist per gestire le collezioni musicali.
  • Sistema di votazione della propria musica.
  • Ottimo supporto di k3b di cui parleremo in un’altra occasione

  • Icona animata nella barra di sistema (opzionale).
  • Possibilità di controllare la riproduzione da remoto.
  • Possibilità di playlist dinamiche generate diretammente da Last.fm.
  • Avanzatissimo supporto per iPod integrato.
  • Possibilità di ampliare in modo infinito e creativo e secondo i propri gusti le caratteristiche di Amarok. Tutto ciò tramite la comoda interfaccia di scripting e attraverso l’ausilio dei linguaggi di programmazione

  • Testi delle canzoni scaricati in automatico e mostrati su tab.
  • Equalizzatore grafico a 10 bande
  • Supporto per Podcasting
  • Mostra informazioni sugli artisti prendendole dagli articoli di Wikipedia

Consigli

Io lo consiglio solo a chi usa Kde, c’è già e quindi teniamocelo. Per chi usa gnome ci sono altre alternative ma se proprio non volete rinunciare a nulla a discapito di una pessima integrazione godetevelo pure, il sistema non ne soffrirà. Amarok è ottimo anche se non mi convince molto graficamente ma questo è questione di gusti.

Sito del progetto amarok.kde.org/en

Manuale in italiano

Installazione

Si trova nei repository quindi cercare e marcare amarok

Da terminale

sudo apt-get install amarok

aTunes

Risposta Open allo straconosiuto iTunes di casa Apple.

aTunes è semplice, immediato, intuitivo e ha un interfaccia grafica difficilmente pareggiabile perchè totalmente personalizzabile semplice e pulita, a mio avviso la migliore per me che amo la semplicità e pochi fronzoli. Di contro non si integra nè con Gnome e nè con Kde.

aTunes è un player scritto in java e proprio per questo multipiattaforma. A detta di qualcuno soffre di pesantezza quando messo a duro lavoro e la Ram se ne accorge. Io non ho notato molto questa sua caratteristica negativa ma ho di certo notato che è un pò troppo lento all’apertura.

Le principali caratteristiche di aTunes sono:

  • Supporta i formati: mp3, ogg, wma, wav, flac, mp4, ra, rm
  • Ascolto di radio Online supportato
  • Funzione Karaoke
  • Modifica de Tags di tutti i formati supportati
  • Accesso rapido a album e canzoni

  • Cover Navigator
  • Supporto ipod
  • Statistiche avanzate
  • Ascolto immediato dei podcast senza scaricarli sull’hdd
  • E moltissime altre caratteristiche visionabili cliccando qui

Nota: l’immagine in alto non si riferisce all’ultima versione di aTunes

Consiglio

Consigliato per chi usa gnome e vuole qualcosa di facile utilizzo ma completo. Non lo consiglio per i pc datati, molto datati.

Installazione

Scarichiamo l’ultima versione di aTunes da qui

Clicchiamo due volte sul file che abbiamo scaricato o apriamolo con Sun java runtime, partirà l’installazione stile windows, scegliamo il percorso e via.

Bluemindo e Decibel Audio Player

Per chi vuole qualcosa di semplice, leggero, di facile installazione e senza troppe pretese Bluemindo è il lettore giusto. Lo afferma anche a gran voce il sito del progetto scrivendo:"Ci sono lettori che fanno anche il caffè ma Bluemindo non ha questo obiettivo. Bluemindo rirpoduce la vostra musica, questo è tutto!"

E aggiungo che quello che deve fare lo fa bene. Siamo lontani dalle caretteristiche di Amarok o altri player ben più pompati ma la sua leggerezza, la sua immediatezza lo rende uno dei più adatti ad un pubblico meno esigente e che non vuol far altro che ascoltare musica senza rinunciare a qualche funzione in più. Voglio dire Bluemindo non è che legga gli mp3 e basta e per dimostrarlo analizziamo insieme le caratteristiche.

Le caratteristiche principali di Bluemindo sono:

  • Bluemindo supporta la lettura dei formati flac, ogg, oga, mp3, mpc, m3u and m3u8
  • Bluemindo è adattabile alle proprie esigenze, infatti viene fornito con 4 modalità di visualizzazione che sono:

"lightweight” (solo playlist),

“basic” (browser e playlist),

“normal” (visione classica nota a più player con la maggior parte delle funzioni a portata di click)

“full” (gradevole e avanzato. Il miglior modo per ascoltare e sfogliare la propria musica che Bluemindo mette a disposizione).

  • Bluemindo è pronto per il web

E’ possibile scaricare testo e immagini del brano o album che state ascoltando da amazon e notizie e/o foto dell’artista direttamente da Last.fm

Bluemindo è espandibile attraverso l’ausilio di plugin mirati.

Bluemindo si integra perfettamente in gnome

Consiglio

Se il tuo obiettivo e ascoltare musica e basta Bluemindo è il player che fa per te.

Sito del progetto

Installazione

Si trova nei repository quindi cercare e marcare bluemindo

Da terminale sudo apt-get install bluemindo

Decibel Audio Player

E’ il "successore" di Bluemindo. A quanto pare in seguito a uno scisma in seno alla comunità Bluemindo è sorto quest’altro Audio Player che è praticamente identico ma con qualche caratteristica in più. Decibel Audio Player pare che sia aggiornato più di frequente e ha una comunità più vasta. E’ chiaro che queste notizie non sono ufficiali ma si va per sentito dire. E’ inutile dunque ripetere le stesse cose dette per Bluemindo!

Sito del progetto

Installazione

Si trova nei repository quindi cercare e marcare decibel-audio-player

Da terminale sudo apt-get install decibel-audio-player


Exaile

E’ la risposta allo strapotere di Amarok e c’è chi addirittura lo preferisce. Per chi non usa kde e non vuole rinunciare a nulla Exaile è d’obbligo. Exaile è stato creato proprio per essere simile ad Amarok è questo lo si nota immediatamente al primo avvio. Exaile è riuscito, a mio avviso, nell’intento. Nonostante sia ricco di funzionalità e caratteristiche Exaile è leggero (sicuramente più leggero di amarok), è scritto in python.

Exaile ha una folta comunità, un forum di supporto in lingua inglese abbastanza attivo e un futuro brillante.

Per quanto riguarda le caratteristiche potrei tranquillamente fare un copia e incolla da quelle di Amarok e allora tanto vale tornare un attimo su e rileggere le caratteristiche del player di casa kde pensando che siano di Exaile.

Exaile gestisce i vostri brani, ha il supporto iPod, è orientato al web al 100%, insomma come tutti i programmi super conosciuti è inutile perdere tempo a parlare, in giro c’è molta documentazione.

Guardiamoci qualche immagine e poi se abbiamo gnome e vogliamo tutto installiamolo senza perdere tempo.

Screenshot di diversa natura per poter valutare le capacità di personalizzazione e integrazione

Consiglio

Come già detto, consigliato per chi vuole tutto ma proprio tutto (anche il caffè come simpaticamente affermava la comunità di Decibel) e usa gnome. Per chi usa Kde consiglio di tenere il tanto amato Amarok.

Installazione

Exaile si trove nei repository ma se vogliamo avere sempre la versione più aggiornata sarebbe bene aggiungere il repository direttamente donatoci dalla comunità di Exaile.

Quindi se non vogliamo perdere tempo

Si trova nei repository quindi cercare e marcare exaile

Da terminale sudo apt-get install exaile

Per avere sempre la versione aggiornata

Aggiungiamo il repository che è deb http://ppa.launchpad.net/exaile-devel/ubuntu intrepid main

Se non sapete come si aggiunge un repository consultate questa guida

Dopo di che da Synaptic cercare e marcare exaile

Da terminale sudo apt-get install exaile

Nel sito del progetto è presente anche il pacchetto .deb per ubuntu per tutte le architetture che potete trovare qui


Jajuk Advanced Jukebox

E’ l’applicazione ideale per chi si perde tra le migliaia di file musicali del propio hard disk. E’ orientato a semplificare la vita di chi ama l’ordine e vuole tutto al posto giusto e al momento giusto. E’ un player molto affascinante che è riuscito fin da subito a stimolare la mia curiosità. Jajuk è stato pensato per poter fare le medesime cose in modi differenti e per adattarsi, quindi, alle esigenze più disparate. Jajuk è ideato per avere la massima usabilità, il massimo che si può avere come funzioni e caratteristiche (vi garantisco che non ci sono limiti), il massimo per l’integrazione desktop.

Le caratteristiche principali di jajuk sono:

  • Il supporto a tutti i formati audio, video, tag e immagini. Non c’è praticamente nulla che non riesce a leggere
  • Supporto e integrazione totale con Last.FM

  • Supporto RadioWeb
  • Testo delle canzoni
  • Numerosissime modalità di riproduzione
  • Personalizzazione graifica

  • Modalità avanzata di gestione della nostra musica
  • E tantissime altre caratteristiche visionabili qui

Consiglio

Consigliato ai maniaci dell’ordine e a chi davvero possiede una grandissima raccolta di musica. Per un utente "normale" l’utilizzo di jajuk risulta sprecato è inutile proprio per il fatto di non sfruttarlo al meglio.

Installazione

Si trova nei repository quindi cercare e marcare jajuk

Da terminale sudo apt-get install jajuk


Note conclusive

Ho volutamente saltato dalla trattazione sia Banshee che Rhythmbox anche se sarebbe giusto spendere due parole per questi due player che non consiglio.

Rhythmbox è preinstallato su Ubuntu e già per questo non rientra nella possibile trattazione. I vantaggi di Rhythmbox sono l’integrazione (fin troppo integrato a mio avviso in quanto pare una finestra Nautilus) e la certa stabilità. Fatto sta che io personalmente non riesco ad amarlo e come me molti altri non lo apprezzano e si chiedono come mai è stato scelto come eletto per stare in ubuntu.

Banshee invece è già un player di un certo livello che molti giudicano come uno dei migliori player ma io non sono in accordo e lo reputo sempre un passo indietro rispetto agli altri. Queste sono solo opinioni personali però. In ogni caso le funzioni di Banshee sono tutte presenti nei player che abbiamo esaminato e, a mio avviso, sarebbe stata inutile anche iniziare l’argomentazione perchè non adatto ad alcun tipo di pubblico particolare.

Consigli finali

Amarok per chi vuole il massimo e usa Kubuntu o Kde in genere

Exaile per chi usa gnome e non vuole rinunciare a nulla

Decibel Audio Player per chi non ha pretese e vuole solo ascoltare buona musica nel modo più semplice pulito e immediato possibile

Jajuk per chi non si orienta più tra migliaia di file e ama ordine e funzionalità estreme

aTunes per gli amanti del bello e per la personalizzazione estrema.

E voi quale avete scelto come vostro player preferito?

Spero come sempre di essere stato d’aiuto a molti. A presto con la prossima puntata di "Ubuntu a 360° Sezione Musica e Audio"